mercoledì 9 marzo 2011

Fashion victim...No!....Stile e buon gusto ...SI!



Le prime vittime della moda sono state le ragazze francesi del secolo XVIII.  
Nei gelidi inverni erano solite coprirsi con veli di chiffon per seguire la moda col risultato di ammalarsi e addirittura morire.


Nel mondo moderno si considera una fashion victim, se:

  • I marchi sono di estrema importanza. 
  • Si spende tutto lo stipendio per  una borsa di Gucci e poi si vive tutto il mese con il portafoglio vuoto.
  • È essenziale  avere un pezzo dell' ultima collezione.
  • È copiare alla cieca  gli stili delle icone della moda.
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La fashion victim è convinta che qualsiasi cosa fatta da una griffe è automaticamente buona e va assolutamente indossata. 
Non ha un'idea propria ed non ha uno stile suo, lei segue semplicemente la mandria e indossa ciò che si suppone sia di buon gusto, e, in assenza di qualsiasi tipo di facoltà critica dipende completamente dalla griffe



Le fashion victim utilizza loghi altamente visibili per dimostrare che è "alla moda" e  perché tende a confondere il "denaro" con "stile".





Lo stilista Oscar de la Renta, che per primo coniò questo neologismo, diceva:

"Le vittime della moda sono tali perchè vulnerabili ai dettami della moda e ai suoi simboli, due eccessi ampiamente riconosciuti di questo mondo e di conseguenza sono in balia dei pregiudizi sociali e degli interessi commerciali della moda, o di entrambi".

A seguire il Vergani, nel suo Dizionario della Moda definisce invece vittima della moda

chi, senza capirci niente, segue in modo passivo e imperturbabile il gusto e le indicazioni dello stilista preferito ed è succube del griffato. Condannata da ogni addetto che si rispetti, è l'esempio di come non utilizzare la moda.

Quindi tradotto: ci vogliono gusto e soprattutto stile per vestirsi bene!







E’ il messaggio che 6 modelle professioniste “Taglie Più” (46-48) hanno lanciato  a tutte le persone che per inseguire i canoni estetici proposti dalla moda e dalla società stessa, sono precipitate nel tunnel dell’anoressia e della bulimia rifiutando il cibo e sottoponendo il proprio corpo a quotidiane torture.
Aija Barzdina, Eleonora Finazzer, Elisa D’Ospina, Miriam Bon, Marina Ferrari e Valentina Fogliani hanno ideato il progetto “Curvy Can” (che riprende il più celebre “Yes We Can” d’oltreoceano), una campagna nazionale di sensibilizzazione contro i disturbi alimentari che ha avuto lo scopo di far capire che la bellezza è una conquista che nasce da dentro, dalla consapevolezza del proprio corpo e dalla valorizzazione di quelle caratteristiche personali che ci rendono originali e uniche.


Patrizia


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