mercoledì 2 novembre 2011

The Impossible Collection of Fashion


Era il 1920 quando Coco Chanel disegnò quella che poi divenne una collezione rivoluzionaria di vestiti .
 Senza fronzoli e tutti neri, gli abiti di Coco sono diventati onnipresenti nella cultura popolare,  Vogue ha descritto le sue creazioni come una "... uniforme per tutte le donne di gusto."

Eppure nel corso della sua carriera, Chanel ha attribuito gran parte del successo dei suoi abiti alle donne che li hanno indossati. "Cerca la donna nel vestito" su questo concetto basava il suo lavoro "Se non c'è nessuna donna, non c'è vestito."

Il  libro, The Impossible Collection of Fashion, scritto da Valerie Steele, direttore e capo curatore del Museo presso il Fashion Institute of Technology (MFIT), seleziona i 100 abiti più rappresentativi del Novecento., celebra la loro bellezza, ma anche tutta la lavorazione artigianale dietro il loro disegno.

Evidenzia come il vestito, che era l' abbigliamento predefinito per le donne fino agli anni '60, è stato oggetto di una serie di interventi radicali, in sintonia con la forma femminile.




Illustra come le nuove creazioni hanno portato alla fine del corsetto, come sono stati inventati gli abiti fluenti ed il plissè, come è stato introdotto il taglio sbieco e come la stessa Chanel, secondo Steele, era un "modernista" che ha incoraggiato la moda ad essere vista come una "parte della vita quotidiana".
The Impossible Collection of Fashion è un libro che ispira e dimostra perchè l'abito - pur non essendo più obbligatorio da indossare per le donne - continua ad essere "fondamentale" per ogni collezione.


 









PATRIZIA

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